Sul crocefisso appeso in consiglio comunale di Imola
COMUNICATO STAMPA
L’accusa di ignavia rivolta ai cattolici presenti in consiglio comunale mercoledì scorso mi sollecita una semplice ma convinta riflessione a proposito di quanto avvenuto nella sala consigliare che non mi trova d’accordo ne con chi ha appeso il crocefisso ne con chi questo simbolo ha fatto immediatamente togliere seppur confortato da regole chiare che non si possono disattendere.
Il problema che deve essere posto in evidenza non è se ci sia o non ci sia il Crocefisso appeso nell’aula consiliare il che è un fatto di per sé importante, ma cosa questo simbolo rappresenta. Quello che noi cattolici non possiamo e non vogliamo accettare è la censura del cristianesimo in nome di una falsa concezione laica che si trasforma in laicismo esasperato che censura un fatto storico che, si accetti o meno, ha cambiato in positivo la storia del mondo, di tanti uomini. Facciano come vogliono: lo lascino appeso, lo tolgano o lo nascondano ‘sto crocifisso. Il problema non sta qui, non è riposto nella presenza o meno di una icona di legno o di metallo. Il problema sta tutto nel significato profondo di questo simbolo, quel significato che si vuole censurare dalla storia millenaria della nostra civiltà.
Del resto il mancato riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa, minimizzato e ridotto a sola questione formale, ha già testimoniato questa deriva, questa assenza di oggettività. Tutti gli intellettuali pensanti, perfino gli ultra-laici francesi, hanno riconosciuto questo debito della nostra storia e cultura nei confronti del cristianesimo. Solo gli intellettuali non pensanti ciechi profeti del laicismo nostrano hanno il diritto di calpestare la realtà, la libertà, l’uomo.
Nessun problema comunque. Come ha scritto H. Benson ne “Il padrone del mondo” noi miseri e sprovveduti cattolici continueremo anche se in modo timido ed incompreso “a lottare per difendere la libertà dell’uomo” con buona pace dei laicisti di giornata.
Alessandro Mirri
Consigliere comunale Imola
Imola, 4 febbraio 2010