Alessandro Mirri

L'esperienza di una vita per il bene comune

Quelle 34 “compagne di sinistra”

Caro direttore,

pensavo che il tempo delle rivendicazioni di stampo femminista fosse da tempo dimenticato. E invece mi sbagliavo. Trentaquattro “compagne di sinistra” della nostra città appartenenti al Partito di Rifondazione comunista e a quello dei Comunisti italiani hanno pubblicamente sferrato una durissima critica a quanti difendono valori che trascendono la sfera della  libera autodeterminazione della donna come la difesa della vita ed il valore della famiglia.

Il pesante attacco espresso nei confronti del nostro Vescovo e soprattutto verso il Card. Carlo Cafarra non può passare sotto silenzio. Non si possono censurare le parole espresse dai due vescovi in difesa della famiglia così come la Chiesa  da secoli la concepisce e come peraltro senza fraintendimento alcuno viene descritta nella Costituzione Italiana.

Ed è proprio su questo che mi piacerebbe aprire un dibattito con le firmatarie dell’accorato appello di cui si discute  per cogliere le ragioni del perché proprio la sinistra alla quale queste signore appartengono sempre si straccia le vesti appena qualcuno anche solo ipotizza di aggiornare la prima parte della Costituzione ritenuta sacra ed inviolabile, mentre, quella stessa sinistra  qui da noi in Emilia –Romagna, non esita un istante a calpestarne disinvoltamente i principi troppo spesso ipocritamente difesi.

Le norme ipotizzate dalla legge regionale 274 dell’ 11 novembre 2009 all’ex comma 3 dell’articolo 42 , pone sullo stesso piano singoli individui, famiglie e convivenze nell’accesso dei servizi pubblici locali.

Ma l’articolo 29 della Costituzione è molto preciso; “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” e più avanti l’articolo 31 aggiunge: “La Repubblica agevola con misure economiche ed altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi”.

I padri costituenti hanno preteso che al principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge (art. 3), ci fosse una eccezione, vale a dire il riconoscimento pubblico della famiglia fondata sul matrimonio. E quando hanno voluto aggiungere altri soggetti da tutelare, lo hanno scritto in modo esplicito stabilendo che: “ La Repubblica protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù” (art. 31 comma 2).

Tutto questo faticoso equilibrio viene oggi scardinato dalla proposta della giunta regionale emiliano romagnola senza che alcuno a sinistra e tantomeno le firmatarie della lettera aperta abbia sentito il dovere di verificare se queste scelte concordano e non stravolgono i sacri ed inviolabili dettami della Costituzione. In questo caso, più che il rispetto della norma, hanno prevalso ragioni ideologiche dal chiaro sapore elettorale che stabiliscono che chiunque vive accompagnato, indistintamente per ragioni sentimentali o per convenienze di fatto, ha diritto ad essere privilegiato  al confronto di chi vive solo anche se anziano ed ammalato, e che qualunque coppia sia essa eterosessuale od omosessuale sia parificata a quella unita dal matrimonio.

Come si evince, non di questioni marginali trattasi ma bensì del totale sconvolgimento dell’equilibrio che la Costituzione ha fissato fra la difesa dei diritti individuali e la specifica caratteristica attribuita alla famiglia costituita nel matrimonio.

Tutto questo alle nostre signore è sfuggito, troppo prese dal voler a tutti costi e con zittire il Card Cafarra reo di aver con forza espresso su questa delicatissima questione la sua sofferta e pienamente condivisa riflessione.

Alessandro Mirri

Imola 12 gennaio 2010

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